
Hodges si è cimentato spesso in generi differenti, dall’horror alla fantascienza passando per il thriller, con questo film ci propone un crime movie un po’ sui generis, nel quale il dramma prende subito sopravvento.
I’ll Sleep When I’m Dead, ossia “dormirò quando sarò morto” è forse riferito alla determinazione del protagonista, l’ex gangster Will, che vuole a tutti costi scoprire la verità sul suicidio del fratello Davey, benché sia assente per gran parte del film, esiliatosi in campagna dopo l’abbandono di una vita criminosa.
E’ il ritmo del film, inusuale, che cattura l’attenzione ma al contempo non convince fino in fondo: non avvengono sconvolgimenti rilevanti, sono piuttosto i movimenti circolari dei personaggi a far procedere la trama.
L’unico sicuro di sè, che non cambia le proprie abitudini (tra le quali infliggere violenza per invidia, come nel caso di Davey) è il boss Boad, destinato a subire la vendetta di Will.
I’ll Sleep When I’m Dead non è però una storia di rivalsa, poiché è l’amarezza del protagonista ad incupire il film, il senso di colpa per non aver saputo salvare il proprio fratello, un piccolo spacciatore, da un destino triste e squallido.
Il complesso dei sentimenti che legano tutti i personaggi non è però mai esplicitato, e questo genera confusione nello spettatore, che non può immedesimarsi pienamente in nessuno di loro.
Forse è una scelta voluta: sta di fatto che più che un thriller, Hodges ha diretto una storia drammatica che sembra voler dire più di quanto mostra. In questo caso non andare a fondo è una colpa non riscattata a sufficienza dall’averci provato.



